venerdì 22 aprile 2011

I cattivi ragazzi del rugby britannico

Tim, Andy, Ben, Gavin, Delon. Sono i "bad boys" del rugby britannico, protagonisti di una serie di episodi molto censurabili. Esuberanti fino alla violenza, a volte arroganti e sleali, sicuramente stupidi. Quanto basta perché l'Independent si sia chiesto se sta cambiando il codice culturale del rugbista gentiluomo.

Tim Payne
Ben Foden
Gavin Henson
Andy Powell
Delon Armitage
                                                                                              Diciotto mesi fa, preoccupato che "il gioco da teppisti giocato da gentiluomini" stesse diventando rapidamente “un gioco da teppisti giocato da teppisti” - per non parlare di tossicodipendenti, di squadre maleducate in tour che si rifiutano di aiutare gli investigatori locali che chiedono informazioni, di trucchi sfacciati per inventare lesioni usando capsule di sangue fornite dal personale medico - il meglio della Rugby Football Union ha lanciato una campagna pubblica volta a ristabilire senso di disciplina, decenza e dignità. Gli eventi recenti suggeriscono che l'iniziativa sui "valori fondamentali" non è del tutto riuscita.

giovedì 21 aprile 2011

Quanto costerà la birra alla Coppa del mondo

Quanto costerà una birra alla Coppa del mondo? Inutile dire che si tratta di un'informazione fondamentale per chi ha deciso di volare in Nuova Zelanda per assistere al torneo. Il New Zealand Sunday Herald ha realizzato una serissima mini-inchiesta sull'argomento. Avvertenza: 10 dollari nezelandesi sono circa 5 euro e mezzo. Occhio al budget.

 
I fans del rugby non riceveranno molto resto quando tireranno fuori 10 dollari per una birra alle partite di Coppa del mondo. Al Sunday Herald è stato riferito che gli spettatori dovranno pagare prezzi più elevati del normale per le lattine di Amstel Light o Heineken, le uniche birre in vendita negli stadi.

sabato 16 aprile 2011

Stadio Flaminio, questione di Nervi


Il Flaminio nel 1959

 









Il Sei Nazioni si trasferisce a Firenze? Questa l'ipotesi ritenuta ormai probabile da numerosi addetti ai lavori dopo la lettera inviata dalla famiglia Nervi alla Fir sul progetto di ristrutturazione dello stadio Flaminio. I contenuti della lettera non sono noti, ma i familiari del grande ingegnere scomparso nel 1979, forti delle norme di tutela del diritto d'autore, hanno evidentemente negato, almeno per ora, l'ok al progetto di ristrutturazione affidato all'architetto Eloy Suarez. Per la verità non sono noti neppure i dettagli della ristrutturazione. Si sa soltanto che sono previste tribune in ferro all'esterno delle curve e della tribuna scoperta, che non nasconderebbero la struttura esistente. L'obiettivo è portare la capienza dagli attuali 24 mila posti (8 mila coperti) a 41.845. Ironia della sorte, salvo imprevedibili svolte, tempio del rugby azzurro potrebbe diventare un'altra opera di Nervi, lo stadio “Artemio Franchi” di Firenze.

martedì 12 aprile 2011

Il fascino della vecchia Europa

Meglio la Heineken Cup o il Super rugby dell'emisfero sud? Mick Cleary del Daily Telegraph, dopo i magnifici quarti di finale della coppa europea, non sembra avere dubbi: la differenza la fa il pubblico.


Non importa quello che Dan C, Sonny Bill e i loro compagni possono essere in grado di evocare su un campo da rugby, l'unica cosa che non riescono a tirare fuori dal cappello è uno scenario davvero tribale. Fans fuori casa? Non ce ne sono, amici.
Per il colore, il rumore e il senso sfrenato delle orde in viaggio non c'è momento più esaltante del weekend dei quarti di finale di Heineken Cup.

venerdì 8 aprile 2011

Il fenomeno Sri Lanka



L'International Board ha presentato nei giorni scorsi un rapporto sulla crescita del rugby nel mondo. Tante cifre sulle potenzialità commerciali del mondo ovale, l'ovvia previsione di un possibile sviluppo in chiave olimpica con l'ingresso nel programma del Seven dal 2016, e l'altrettanto ovvia prospettiva di grande business a oriente in vista del mondiali giapponesi del 2019. Trionfo annunciato del marketing. Ma il rapporto riserva anche qualche dato sorprendente. Chi avrebbe immaginato che nella top ten del popolo del rugby ci fosse lo Sri Lanka?

lunedì 28 marzo 2011

Sonny Bill, cose mai viste

Sonny Bill Williams, 25 anni, centro dei Crusaders e degli All Blacks è il nuovo fenomeno del rugby mondiale. Proveniente dal rugby a 13, è anche pugile professionista (3 incontri senza sconfitte). La sua capacità di riciclare palloni con una sola mano sta instaurando un nuovo standard di gioco. Domenica è stato scelto come man of the match al termine della partita di Super 15 vinta dei Crusaders sugli Sharks sudafricani disputata eccezionalmente a Twickenham. Dylan Cleaver,  giornalista del New Zealand Herald di Auckland, è stato il primo, alcuni mesi fa, a osservare che questo giocatore faceva cose mai viste prima.


C'è una mano che sta ridefinendo il modo in cui si gioca il rugby. Si tratta di un'appendice ultraterrena, che afferra una palla ellittica della circonferenza di circa 600 millimetri come la maggior parte delle mani afferrano un cheeseburger. Collegata a un braccio che ha qualità simili a quelle dell'ispettore Gadget, ha effetti devastanti mentre chi la usa si diverte, passando il Gilbert "one-hand", spingendo il pallone verso l'alto, con una finta e più in generale rendendo la vita difficile a chi ha il compito di tenere la situazione sotto controllo.
Abbiamo già visto grandi mani giocare con la palla. Le mani di Colin Meads, collaudate dal lavoro nella fattoria di King Country, erano abili ad avvolgere la palla di cuoio come fossero un palo di recinzione. Sono diventate mitiche, ma anche loro dovrebbero ammettere di non avere la destrezza e la gamma di trucchi di cui si parla in questa pagina. Poiché nessuna singola mano ha avuto lo stesso impatto immediato nel rugby internazionale quanto il guantone destro di Sonny Bill Williams.

sabato 26 marzo 2011

Villepreux: perdere è normale

Pierre Villepreux, già tecnico della Francia e dell'Italia, guru del gioco totale, su Midi Olympique ha analizzato cosa accade all'interno di una squadra sconfitta (in questo caso la Francia battuta dall'Italia) e come si può tornare vincenti passando attraverso un fallimento.
  
Questa settimana non ho avuto tempo di scrivere della sconfitta francese contro l'Italia. Sull'evento è stato versato molto inchiostro. Naturalmente, quando si verifica una battuta d'arresto non prevista, lo staff tecnico subisce critiche e deve affrontare opinioni di ogni tipo. Tutti gli allenatori, indipendentemente dal livello sanno che devono fare i conti con risultati buoni e cattivi, che rafforzano o indeboliscono, talvolta distruggono. Al più alto livello, successi e fallimenti possono trasformare i meriti di un allenatore in demeriti, e viceversa. A seconda dei casi, si possono apprezzare le competenze o condannarle. Questa credibilità o questo deficit di competenze si perdono e ritornano altrettanto velocemente, ma le situazioni negative, quando si trasformano in una sconfessione, creano un enorme spreco nel contesto di un progetto di quattro anni messo in atto per rendere possibili alla nostra squadra nazionale le migliori prestazioni nella successiva Coppa del Mondo.