I Saracens nascono nel 1876, fondati dagli Old Boys della Scuola Filologica di Marylebone a Londra (poi diventata St Marylebone Grammar School). Non ci sono notizie precise sul perché fu scelto questo nome, ma di certo nessun legame con l'Islam, come dimostra il fatto che due anni dopo il neonato club si fuse con quello vicino dei Crociati. Probabilmente fu semplicemente scelto un nome evocativo, senza particolari motivazioni, come accadde per gli Harelquins e i Wasps. Il primo campo da gioco fu a Primrose Hill. Già lì i Saraceni di Londra vestivano la maglia con la mezzaluna e la stella rossa.
venerdì 3 giugno 2011
giovedì 2 giugno 2011
La prima volta dei Saracens
I Saracens di Londra hanno vinto il loro primo titolo nazionale in 135 anni di storia battendo in finale Leicester per 22-18. Così jha celebrato l'eventoun giornalista di Bbc Sport.
Mentre l'orologio della finale della Premiership 2011 ticchettava verso lo zero, tra le file dei Saracens c'era chi temeva che la storia stesse per ripetersi. Leicester, con il suo implacabile assalto alle sottile linea rossonera, sembrava pronto per ferirli di nuovo a morte. Il primo titolo nella Premiership sembrava scivolare tra le dita dei Saracena proprio come 12 mesi fa. "Non posso mentire", ha detto Jacques Burger, il flanker dei Sarries, un diavolo di difensore, "Ero fuori di testa, ci siamo solo detti: teniamoli fuori, teniamoli fuori. Sarebbe stato straziante perdere a quel punto". Ma gli scettici non avevano nulla da temere. In quel calderone incandescente, affrontando 32 fasi mozzafiato di Leicester, i Sarries hanno forgiato il loro futuro e creato la loro storia.
martedì 24 maggio 2011
Il dramma di Joost, un campione malato
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| Joost van del Westhuizen nel 1995 |
Joost van der Westhuizen, mediano di mischia campione del mondo con il Sudafrica nel 1995 è stato colpito da una grave malattia degenerativa. Con la maglia degli Springboks ha disputato 89 test match e tre mondiali, il secondo dei quali nel 1999 da capitano. Condivide tuttora con Bryan Habana il record di mete segnate, 38. Ultima presenza nel 2003 contro la Nuova Zelanda. Negli ultimi anni era stato provato da un divorzio difficile. Un giornalista del quotidiano Rapport è stato il primo a intervistarlo.
"Lotto contro questa malattia con la mia fede. E la mia fede è forte ".Questa la dichiarazione dall'ex eroe Springbok Joost van der Westhuizen (40 anni) raccolta da Rapport. Il giornale è stato il primo a parlare della "sentenza di morte" emessa dai medici quattro settimane fa. Motor Neurone Disease (Mns) è la diagnosi provvisoria dopo indagini sul suo braccio destro. “Non potevo crederci”, dice Joost. I medici che lo hanno visitato hanno detto che ha tre anni di vita. L'Mns colpisce il cervello e il midollo spinale, e le statistiche mostrano che solo il 10% dei malati ha possibilità di sopravvivere oltre dieci anni. Nel momento in cui ha avuto la notizia, si è sentito come la sua intera vita crollasse. "Lo stress che ho provato in questi ultimi due anni è nulla in confronto", ha detto l'uomo che dal 2009 ha attraversato un profondo inferno personale. Joost ora è l'ombra dell'atleta muscoloso, in forma e fiducioso di pochi mesi fa. Ha lottato per parlare della sua malattia senza lacrime, ma durante l'intervista si è scusato ed è andato in cucina per piangere. I suoi due amati figli sono la sua grande preoccupazione. "La prima cosa che ho fatto è stato di verificare che le mie polizze di assicurazione fossero valide per i miei figli".
giovedì 19 maggio 2011
Lollo, al paradiso serviva un pilone
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| Umberto Levorato |
Umberto Levorato, per tutti “Lollo” se n'è andato a 79 anni. Il rugby italiano perde uno dei suoi monumenti. E' stato azzurro tra il 1956 e il 1965, capitano della nazionale nel '61 e nel '65, poi allenatore, anche dell'Italia. Pilone a Treviso e nelle Fiamme Oro, ha vinto 5 scudetti, prima di giocare in Francia, conquistandosi stima e amicizia tra i grandi del rugby transalpino. Si è spento a Favaro Veneto. Ecco due ricordi di “Lollo”, il secondo dei quali comparso sulla Tribuna di Treviso.
Sembrerà strano, ma per ricordare Levorato a me capita di dover partire dall'Equador. Alcuni anni fa ero sbarcato per qualche giorno a Quito durante un viaggio verso le Galapagos. Avevo prenotato un albergo praticamente a caso e del tutto casualmente mi trovai ad alloggiare in un piccolo hotel il cui proprietario era italiano. Anzi, aquilano. “Vi faccio subito una pastasciutta”. Poi, la prima sera ecco l'albergatore al nostro tavolo. E io a dirgli che a L'Aquila avevo parecchi amici, conosciuti al Fattori in occasione delle epiche sfide degli anni Ottanta con Treviso. E lui: “Rugby? Ma io ho giocato in serie A. Treviso? Sì, ci ho giocato contro e una cosa me la ricordo. Era la squadra di Levorato, fortissimo”. E via a prendere le foto.
Questo per dire quanto indelebile fosse, anche dall'altra parte del mondo e mezzo secolo dopo, il ricordo di un pilone formidabile, ma soprattutto di un uomo che con la sua passione era capace di contagiare chiunque gli capitasse a tiro.
Wayne Barnes, cartellini gialli e boccali di birra
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| Wayne Barnes |
Il centro del Leicester, Manu Tuilagi, è stato sospeso per cinque settimane per aver colpito con un diretto destro da ko l'ala del Northampton Chris Ashton durante la semifinale del campionato inglese. Rischiava una sospensione di un anno e quindi anche l'eventuale partecipazione alla Coppa del mondo nelle file dell'Inghilterra. Una decisione destinata a far discutere per la brutalità dell'aggressione, ma anche per il comportamento dell'arbitro Wayne Barnes, non nuovo a decisioni controverse.
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| Il pugno di Manu Tuilagi a Chris Ashton |
Il fatto. E' il 32' del primo tempo. Tuilagi placca alto e senza palla Ashton, che corre a sostegno di Lee Dickinson dopo un calcio giocato veloce. Ashton reagisce con una spinta nemmeno troppo forte sulla schiena di Tuilagi. Il giocatore di origine samoana, 20 anni, replica con due ganci sinistri e un maestoso diretto destro che manda al tappeto Ashton con l'arcata sopracciliare sinistra sanguinante.
Barnes si rivolge al giudice di linea più vicino alla scena, Robin Goodliffe. La tivù documenta un colloquio piuttosto imbarazzante durante il quale Goodliffe riferisce all'arbitro di aver visto i due giocatori scambiarsi pugni l'un l'altro. Barnes estrae il cartellino giallo per entrambi. Tuilagi avrebbe invece meritato il rosso e Ashton al massimo una predica. Il Leicester vincerà la partita, ma in 14 forse non ce l'avrebbe fatta.Le reazioni. La decisione arbitrale è stata criticata molto civilmente sui giornali inglesi. Anche da parte del Northampton nessuna concessione a teorie del complotto così frequenti nei post-partita del calcio italiano. Va già considerata una manifestazione di grande disappunto il commento del proprietario della squadra, Keith Barwell: “Gli arbitri devono migliorare”.
mercoledì 11 maggio 2011
In infermeria 22 All Blacks
Il logorio dei giocatori è uno dei problemi che ogni nazionale deve affrontare in vista della Coppa del mondo. Davvero impressionante il numero degli infortunati fra i giocatori neozelandesi di primo piano, anche se la recente vittoria dei Crusaders sul campo degli Stormers nel Super 15 ha dato la sensazione che il bacino di reclutamento di giocatori di qualità sia quasi infinito. Ecco comunque il censimento dei feriti aggiornato dal New Zealand Herald.
Il numero dei giocatori neozelandesi del Super 15 a riposo per infortunio continua a crescere: al pronto soccorso se ne contano 42. Nonostante mantengano i primi due posti nella conference neozelandese i Blues e i Crusaders hanno il maggior numero di giocatori fermi, 10 ciascuno. Gli Hurricanes e gli Highlanders hanno ciascuno otto giocatori fuori causa, mentre ai Chiefs ne mancano sei. Fra All Blacks ed ex All Blacks sono 22 i giocatori che fanno parte della lista, con il capitano Richie McCaw e l'apertura Dan Carter che guidano quella delle stelle fuori dal campo.
lunedì 9 maggio 2011
Crouch, touch, pause... collapse
Cresce in tutto il mondo, ma in particolare nell'emisfero sud, l'insofferenza per il collasso della mischia chiusa, le continue ripetizioni di questa fase statica, la sequenza d'ingaggio inefficace e spesso ridicola, le introduzioni in seconda linea non rilevate, le penalità affibbiate con criteri cervellotici dagli arbitri. Ecco un'invettiva pubblicata dal New Zealand Herald e un'ode alla mischia comparsa sull'Irish Times.
Si potrebbe pensare che una stella - diciamo Daniel Carter – si destinata a fare i titoli di testa della prossima Coppa del mondo. Ma temo che sarebbe sbagliato. Ho il sospetto che a dominarla sarà un singolo aspetto del gioco: la mischia. Trovatemi un partita che non sia sfigurata da una serie di mischie crollate. Nel Super 15, nell'Heineken Cup, nel Top 14 francese, nella Magners League, nell'Aviva Premiership o in qualsiasi altro torneo in giro per il mondo, va sul palcoscenico questo ridicolo scenario.
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